Em Tessalónica, Macedónia, hoje Grécia, Santa MATRONA mártir que, sendo serva de uma mulher da Judeia secretamente seguia a fé de Cristo; descoberta pela sua senhora, foi atormentada com vários suplícios; finalmente, flagelada até à morte, confessando o nome de Cristo entregou incorrupto o seu espírito a Deus. (data incerta)
MONA, Santo
Em Milão, na Trasnpadânia hoje na Lombardia, Itália, São MONA bispo. (300)
HERMELANDO, Santo
Na ilha de Indre, próximo de Nantes, França, Santo HERMELANDO que passou da corte régia ao mosteiro de Fontenelle e depois foi o primeiro abade do mosteiro do lugar. (720)
NICODEMOS. Santo
Em Mâmmola, próximo de Gerace, na Calábria, Itália, São NICODEMOS eremita, que foi mestre da vida monástica, insigne pela sua austeridade e grandes virtudes. (990)
PROCÓPIO, Santo
Em Sazáva, na Boémia, hoje Chéquia São PROCÓPIO que, deixando a esposa e o filho se consagrou à vida eremítica depois erigiu o mosteiro por ele fundado neste lugar e celebrou os louvores divinos no rito grego e em língua eslava. (1053)
EVERARDO, Santo
Em Schaffhausen, na Suábia, hoje Alemanha, o Beato EVERARDO conde de Nellenburg, que abraçou a vida monástica no cenóbio de Todos os Santos por sua intervenção construído. (1078)
TOMÁS, Beato
Em Costacciaro, na Úmbria, Itália, o Beato TOMÁS eremita que passou 65 anos de vida anacorética e ensinou outros a seguir o mesmo caminho espiritual. (1337)
MARGARIDA CLITHEROW, Santa
Em York, Inglaterra, Santa MARGARIDA CLITHEROW mártir, que com o assentimento do esposo, aderiu à fé católica, nela educou os filhos e se prontificou a esconder em sua casa os sacerdotes perseguidos; por isso foi presa várias vezes no treinado de Isabel I, e recusando defender a causa no tribunal, para quie não pesasse sobre a consciência dos conselheiros do juiz o remorso de uma condenação à morte, foi esmagada sob um enorme peso até à morte por Cristo. (1586)
JAIME BIRD, Beato
Em Winton, Inglaterra, o Beato JAIME BIRD mártir que, sob o governo da mesma rainha, com 19 anos de idade e, recentemente convertido à fé católica, por ter recusado participar numa liturgia herética mereceu entrar na celebração do culto celeste. (1592)
LÚCIA FILIPPÍNI, Santa
Em Montefiascone, na Toscana, hoje no Lácio, Itália, Santa LÚCIA FILIPPÍNI fundadora do Instituto das Piedosas Mestras destinado a promover a formação das jovens e mulheres principalmente as mais pobres. (1732)
MARIA ROSA FLESCH (Margarida Flesch), Beata
Em Niederweinigen, próximo de Essen, na Alemanha, a Beata MARIA ROSA FLESCH (Margarida Flesch) virgem, fundadora do Instituto das Irmãs Franciscanas de Santa Maria dos Anjos,. (1906)
PLÁCIDO RICCÁRDI, Beato
Em Roma, junto de São Paulo, na Via Ostiense, o Beato PLÁCIDO RICCÁRDI presbitero da Ordem de São Bento que, atormentado por contínuas febres, enfermidades e paralisia, seguiu indefectivelmente a observância regular e a oração e ensinou aos outros a mesma atitude exemplar. (1915)
JOSAFATA (Miquelina Hordáshevska), Beata
Em Chervonohrad, cidade próxima de L'viv, na Ucrânia, a Beata JOSAFATA (Miquelina Hordáshevska) virgem que no Instituto das Irmãs Servas de Maria Imaculada por ela fundado se dedicou a fazer o bem onde houvesse maior necessidade. (1919)
MARIA ALFONSINA DANIL GHATTAS, Beata
Em Ein Keren, próximo de Jerusalém, a Beata MARIA ALFONSINA DANIL GHATTAS virgem fundadora da Congregação das Irmãs Dominicanas do Santíssimo Rosário de Jerusalém. (1927)
EMILIANO ou OMELJAN KOVC, Beato
Em Majdanek, próximo de Lublin, Polónia, o Beato EMILIANO ou OMELJAN KOVC presbitero e mártir que, durante a guerra deportado para um campo de concentração pelo combate da fé alcançou a vida eterna. (1944)
HILÁRIO JANUSZEWSKI, Beato
No campo de concentração de Dachau, Munique, Baviera, Alemanha, o Beato HILÁRIO JANUSZEWSKI presbitero da Ordem dos Irmãos Descalços de Nossa Senhora do Carmo e mártir, que, durante a guerra, deportado da Polónia para um cárcere estrangeiro pelo nome de Cristo, morreu contagiado pela tuberculosa na assistência aos enfermos deixando um insigne testemunho da fé e caridade. (1945)
...e AINDA ...
ANDREA LAURENZO, Beato
Fiorì al principio del sec. XVI e da alcuni storici dell'Ordine è chiamato beato. Visse da perfetto religioso ed ebbe il dono della profezia.
Il Pirro lo ricorda con queste parole: "fuit omnium virtutum genere ornatissimus, sui obitus diem atque imminentem ruinam quibusdam fossoribus qui, sub ripa, suam navabant operam certissime praedixit." (Fu ornato di ogni virtù, predisse la rovina di una rupe sotto cui lavoravano gli operai (salvandoli) e il giorno della sua morte.)
Nel martirologio francescano è ricordato il 25 marzo come beato.
Mori nel 1562 secondo il Caruso e Alimena
ANGELUS e REGINA CAELI
La recita dell’Angelus Domini è profondamente radicata nella devozione del popolo cristiano. L’uso di salutare la Vergine ogni sera, al suono delle campane di compieta (ora in cui si riteneva fosse avvenuto l’annuncio dell’angelo), cominciò a diffondersi verso la metà del Duecento. Nel 1724 papa Benedetto XIII concesse l’indulgenza plenaria mensile a chi avesse recitato l’Angelus in ginocchio al rintocco delle campane.
Il testo in latino fu approvato nel 1884 da papa Leone XIII, mentre la traduzione italiana ufficiale si trova nel Manuale vaticano delle indulgenze. Consiste in tre strofe alternate: «L’angelo del Signore portò l’annunzio a Maria. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo». «Io sono la serva del Signore. Si compia in me la tua parola». «E il Verbo si è fatto uomo. E venne ad abitare in mezzo a noi». Quindi ci sono l’invocazione «Prega per noi, santa Madre di Dio. Rendici degni delle promesse di Cristo» e la preghiera finale.
Nel tempo di Pasqua, secondo quanto prescritto da papa Benedetto XIV nel 1742, l’Angelus viene sostituito dall’antifona Regina caeli, composta da un autore ignoto nel X secolo. Il testo, che si recita a cori alterni, comincia con la strofa: «Regina dei cieli, rallegrati, alleluia: / Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia, / è risorto, come aveva promesso, alleluia».
Strettamente legata alla memoria dell’annunciazione alla Madonna è la Santa Casa, la camera in muratura – custodita all’interno della basilica di Loreto – dove secondo la tradizione Maria viveva quando giunse da lei l’arcangelo Gabriele. A mezzogiorno del 25 marzo (ma anche in altri momenti dell’anno liturgico), i devoti della Madonna di Loreto recitano una Supplica che fra l’altro afferma: «L’umanità è sconvolta da gravi mali, dai quali vorrebbe liberarsi da sola. Essa ha bisogno di pace, di giustizia, di verità, di amore e si illude di poter trovare queste divine realtà lontano da tuo Figlio. O Madre, tu portasti il Salvatore divino nel tuo seno purissimo: ottienici la grazia di cercare lui e di imitare i suoi esempi che conducono alla salvezza».
ARNALDO DE AMER, Beato
Appartenente alla famiglia di San Pietro de Amer, il Beato Arnaldo si distinse nel convento di Santa Maria degli Angeli di El Puig (Spagna), per i tanti meriti e perseveranza nella preghiera e digiuni. Il 29 settembre del 1301 venne eletto Maestro Generale dell’Ordine Mercedario con l’appoggio di Re Giacomo II° il quale chiese conferma dell’elezione a papa Bonifacio VIII°, fu inviato in seguito dal Re d’Aragona a trattare una questione di pace. Come redentore liberò 223 schiavi dalle carceri dei pagani e visitò tutti i conventi di Castiglia. Morì santamente nel 1308
AROLDO DE GLOUCESTER, Santo
Sant’Aroldo è uno dei numerosi fanciulli presunti vittime dell’omicidio rituale perpetrado dagli ebrei in odio alla fede cristiana. Numerosi altri suoi emuli sono venerati localmente, fra i quali Varnerio (Werner) di Oberwesel, Simonino di Trento, Rodolfo di Berna, Michele de' Giacobi, Giovannino Costa da Volpedo, Sebastiano da Porto Buffole, Lorenzino Sossio da Marostica, Domenico Del Val, Cristoforo della Guardia, Guglielmo di Norwich, Riccardo di Pontoise, Ugo di Lincoln, Simonino di Vilna, Andrea di Rinn, Corrado Scolaro di Weissensee, Enrico di Monaco, Luigi Von Bruck, Michele di Suppenfeld, Giovanni di Witow, Elisabetta di Punia, Mattia Tillich, Rodberto di Parigi
FRANCISCO BRUNO, Beato
Raro esempio di pazienza che meritò tante estasi, e la visione in ispirito del Paradiso, nato a Cammarata, ove vestì l'abito serafico e morto a Burgio, tra i Riformati, coi quali visse tanto tempo, il 25 Marzo 1614, celebre per miracoli in vita e dopo la morte
GUILHERME DE NORWICH, Beato
La nostra unica fonte riguardante l’esistenza di Guglielmo (1132-1144) è una Vita scritta da un monaco di Norwich, Tommaso di Monmouth, ca. il 1170, e inclusa da Giovanni di Tynemouth (m. ca. 1340) nella sua “Nova Legenda Angliae” che, a sua volta, è la fonte del testo di Giovanni Capgrave pubblicato negli Acta Sanctorum.
Secondo Tommaso di Monmouth, il sabato santo (25 marzo) 1144, in un bosco presso Norwich, si trovò appeso ad un albero un sacco contenente un corpo che, in seguito, fu identificato come appartenente a Guglielmo, un apprendista conciatore di dodici anni. Un mese dopo la scoperta, il corpo fu sepolto dai monaci della cattedrale di Norwich, nel loro comitero. I segni di violenza riscontrati sul corpo suggerirono che Guglielmo fosse stato crocifisso, ma soltanto dopo cinque anni si tentò di dare una spiegazione al fatto. In seguito, un ebreo convertito, di nome Teobaldo, affermò di aver visto degli ebrei assassinare il ragazzo in ossequio ad una credenza giudaica, secondo cui ogni anno si doveva sacrificare un cristiano per ottenere la liberazione del popolo ebreo. Una donna, inoltre, disse che veramente il venerdì santo (24 marzo 1144) Guglielmo era stato ucciso nella casa ebrea presso cui ella lavorava.
Qualunque sia il valore del racconto di Tommaso di Monmouth, questa leggenda costituisce il più antico esempio dell’accusa di sacrifici rituali rivolta agli ebrei. Probabilmente la leggenda ebbe origine dall’accertato culto tributato ad un bambino santo, chiamato Guglielmo di Norwich il cui corpo nel 1151, fu trasferito dal capitolo di Norwich, dove era stato sepolto, nella cattedrale. In questa occasione vi furono scene di grande fervore religioso ed il culto rimase costante, con attestazione di miracoli, per tutto il Medio Evo. La festa di Guglielmo è celebrata il 26 marzo a Norwich e il 25 altrove
ISAAC, Santo
Figlio di Abramo e Sara, padre di Esaú e Giacobbe. Visse piú a lungo di Abramo, meno nomade di lui, meno ricco di figli, meno favorito di visioni soprannaturali, per quello almeno che il Genesi narra di lui.
Erede delle divine promesse, rinnovategli da Iahweh dopo la morte di Abramo, intensamente devoto, sembra il tipo dell'umile che, nel nascondimento, si rimette sempre fiducioso alla volontà di Dio.
Sara nonagenaria dà alla luce Isacco, cosí chiamato per il riso di meraviglia e di gioia di Abramo, quando un anno prima gliene fu promessa e annunziata la nascita. Il figlio della promessa fu cosi anche il figlio del miracolo. Alcuni moderni hanno pensato che Isacco fosse un nome teoforico con l'apocope del finale el=Dio sorrida, cioè "sia favorevole". Senza recriminazioni, mansueto ed ossequiente, il giovane Isacco si lascia legare e porre sull'ara per essere immolato a Dio, nella prova rifulse la santità di Abramo e la profonda pietà del figliolo Gen. 22).
Isacco sentì fortemente la perdita di Sara, sua madre; ogni sera si recava nella solitudine della campagna per dare sfogo al suo dolore e meditare sui disegni della Provvidenza divina a rassegnazione del suo animo affranto. E in tale atteggiamento avvenne il suo incontro con Rebecca, che il vecchio Eliezer portava con sé dalla Mesopotamia. Isacco l'amò teneramente e la prese quale sua unica sposa. Aveva allora quarant'anni, ma Rebecca era sterile. Compreso della missione affidatagli dalla Provvidenza divina, non secondo nella fede al padre suo che morendo, lo lasciava erede legittimo della benedizione messianica, Isacco non dubitò dell'avvenire: "fece preghiere al Signore per avere il dono della posterità desiderata, e il Signore lo esaudì e fece che Rebecca concepisse". E Rebecca diede alla luce due gemelli: Esaú e Giacobbe, che sarà, per divina elezione, l'erede delle promesse. Alla nascita dei due gemelli, Isacco aveva sessant'anni. A centotrenta anni, avendo perduto la vista e credendo vicina la morte, Isacco volle benedire il suo primogenito Esaú; ma il furbo gemello, aiutato dalla madre carpí al vecchio genitore la benedizione speciaie che gli attribuiva i diritti di primogenitura. Isacco anche qui, nelle circostanze che avevano favorito Giacobbe, vide il volere clell'Eterno e non ritrattò la sua benedizione.
Morí ad Hebron a centottanta anni c fu sepolto da Esaú e Giacobbe nella tomba di famiglia, nella grotta di Macpelah, dove egli aveva piamente tumulato Sara ed Abramo. Il suo ricordo è vivo nel V.T.; s. Paolo ricorda l'elezione divina di Isacco ad unico erede delle divine nromesse, con l'esclusione di Ismaele e degli altri figli di Abramo, per dimostrare come eredi e partecipi della salvezza messianica non sono tutti i discendenti carnali di Israele, ma l'Israele di Dio, gli imitatori della fede di Abramo.
La Chiesa ha onorato Isacco come figura o tipo di Gesú, non in una sola azione, come nella maggior parte degli altri tipi, ma in tutta la sua vita: nel preannunzio della nascita, fatto dagli angeli ad Abramo, nella nascita, nelle vicende della sua vita particolarmente nella sua volontaria immolazione, quando si lasciò trattare quale vittima innocente, portando sulle sue spalle le stesse legna necessarie per l'olocausto (s. Ambrogio).
Il Cristo viene denominato "un secondo Isacco". La stessa Rebecca viene considerata figura della Chiesa, scelta per divenire la sposa di Cristo. L'incontro di Eliezer con Rebecca prefigura l'Annunciazione e il matrimonio di Rebecca con Isacco viene considerato figura del matrimonio della Vergine con s. Giuseppe.
In quella che i latini chiamano terza domenica d'Avvento, i greci celebrano la memoria dei santi "Propatri del Salvatore", e principalmente dei tre piú illustri, cioè Abramo, Isacco e Giacobbe, cui accenna il Menologio di Basilio al 16 dicembre. La loro solennità è posta dai Siri nella feria III dopo Pasqua; dagli Armeni, nel sabato della prima settimana dopo la Trasfigurazione e al 28 mesore (21 agosto.) dai copti.
La Chiesa latina ha posto, dopo il sec. IX, la sua memoria al 25 marzo in parecchi martirologi: immolatio Isaaci Patriarchae, ricordando anche gli altri patriarchi, in relazione con la passione del Cristo.
PELÁGIO DE LAODICEIA, Santo
Teodoreto di Ciro, con la sua Storia Ecclesiastica è la fonte quasi unica che ci fornisca qualche informazione su questo personaggio.
Pelagio era originario della Siria, si sposò molto giovane, ma, nello stesso giorno delle nozze, ottenne dalla sposa il consenso ad una vita di perfetta castità. Di fronte all'esempio di virtú che essi offrìvano ai cristiani di Laodícea (oggi Lataquieli), in Siria, costoro lo scelsero, nel 360, quale vescovo della città ed egli ricevette dalle mani di Acacio di Cesarea di Palestina la consacrazione episcopale.
Nel 363 assistette al concilio di Antiochia, dove fu ardente difensore della fede nicena contro gli Ariani e firmò la professione di fede in cui era incluso il termine "consustanziale". Partecipò anche al sinodi Tiana (367). L'imperatore Valente, avendo aderito all'eresia ariana, privò i vescovi ortodossi delle loro sedi e Pelagio, compreso nel loro numero, venne esiliato in Arabia.
Nel 378, dopo la morte di Valente, salí al trono imperiale Graziano e Pelagio poté rientrare in possesso della sua carica aderendo al partito di Melezio di Antiochia; successivamente si schierò tra i vescovi favorevoli all'elezione in Costantinopoli di s. Gregorio di Nazianzo.
Nel 381, infine, lo ritroviamo al secondo concílio ecumenico di Costantinopoli. Si ignora la data della sua morte.
Non pare che la Chiesa bizantina abbia mai reso un culto particolare a Pelagio. Anche in Occidente, il santo vescovo è rimasto ignoto alle liste dei martirologi storici; si dovette attendere C. Baronio perché la sua memoria fosse introdotta nel Martirologio Romano alla data, arbitrariamente scelta, del 25 marzo
PIETRO FORMICA, Santo
Nato a Savona, San Pietro Formica, fu dotato di santo comportamento, sincero e puro diede esempio di vita religiosa non tanto con l’insegnamento quanto con le opere. Famoso per i prodigi e miracoli da lui compiuti, dopo essere stato eletto Maestro Generale dell’Ordine Mercedario morì santamente a Barcellona nel marzo del 1302