quarta-feira, 30 de março de 2016

Nº 2707 - (90 - 2016) - SANTOS DE CADA DIA - 30 DE MARÇO DE 2016 - OITAVO ANO






Caros Amigos:


Desejo a todos os meus leitores

UM BOM ANO DE 2016

Nº 2707 -  (90-2016) 

30 DE MARÇO DE 2016

SANTOS DE CADA DIA

8º   A N O



 miscelania 008

LOUVADO SEJA NOSSO SENHOR JESUS CRISTO

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Comemorar e lembrar os
Santos de Cada Dia
é dever de todo o católico,
assim como procurar seguir os seus exemplos
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SEGUNDO, Santo



Em Ásti, na Transpadânia, hoje na Itália, São SEGUNDO, mártir. (data incerta)








SENHORINHO, Santo



Em Tessalónica, na Macedónia, hoje Grécia, São SENHORINHO mártir. (séc. IV)



RÉGULO, Santo

Em Senlis, na Gália Lugdunense, hoje França, São RÉGULO bispo. (séc. IV)
MUITOS SANTOS MÁRTIRES DE CONSTANTINOPLA, 



Comemoração de MUITOS SANTOS MÁRTIRES que em Constantinopla, hoje Istambul, Turquia, no tempo do imperador Constâncio, por ordem do bispo ariano Macedónio foram mandados para o exílio e torturados com inauditos tormentos. (séc. IV)

JOÃO "CLÍMACO",  Santo



No monte Sinai, Egipto, São JOÃO abade que escreveu para instrução dos monges o memorável tratado "Escada do Paraíso" no qual apresenta o casminhio da perfeição espiritual na forma de uma escada de trinta degraus na subida da alma para deus, o que lhe mereceu o sobrenome de "CLÍMACO".

ZÓSIMO, Santo


Em Siracusa, na Sicília, Itália, São ZÓSIMO bispo que foi primeiramente o humilde guarda do túmulo de Santa LUZIA e depois abade no mosteiro desta localidade. (600)

OSBURGA, Santa


Em Coventry, na Inglaterra, Santa OSBURGA primeira abadessa do mosteiro deste lugar. (1018)

PEDRO REGALADO DE VALLADOLID, Santo


Em Aguilera, Castela, Espanha, São PEDRO REGALADO DE VALLADOLID presbitero da Ordem dos Menores que foi insigne pela sua humildade e rigorosa penitência e fundou dois cenóbios, onde só doze irmãos deviam viver em, cada eremitério. (1456)


CLÍNIO, Santo

Em Aquino, no Lácio, Itália, São CLÍNIO abade. (1030)


AMADEU IX, Beato


Em Vercelas, no Piemonte, Itália, o Beato AMADEU IX duque de Sabóia que no seu governo promoveu por todos os meios a paz e favoreceu com seus bens e ardente zelo a causa dos pobres, das viúvas e órfãos. (1472)


ANTÓNIO DAVELUY, PEDRO AUMAITRE, MARTINHO LUCAS HUIN, JOSÉ CHANG CHI-GI, TOMÉ SON CHA-SON e LUCAS HWANG SOK-TU, Santos



      

Em Su-Ryong, na Coreia, os santos mártires ANTÓNIO DAVELUY, bispo, PEDRO AUMAITRE, MARTINHO LUCAS HUIN, Presbíteros, JOSÉ CHANG CHI-GI, TOMÉ SON CHA-SON e LUCAS HWANG SOK-TU catequistas, que pela fé em Cristo morreram decapitados. (1866)
  

... E AINDA  ...


DAMIÃO, Beato

Il Beato professò la vita eremitica giovanissimo a Fonte Avellana sotto il magistero dello zio san Pier Damiano che poi lo inviò a Parigi a compiervi il trivio e il quatrivio. Coltivò eroicamente la castità; fu così austero che lo zio dovette intervenire perché si mitigasse. Divenne Priore dell’Eremo e fu poi anch’egli Cardinale.
Il menologio camaldolese lo ricorda al 30 marzo


DODON DE HASKE, Beato



Giovane pio e timorato di Dio, dopo la morte di suo padre, Dodone fu costretto contro la sua volontà al matrimonio, ma qualche anno più tardi abbracciò la vita religiosa, andandosi a ritirare nell’abbazia premostratense di Mariengaard, mentre sia la moglie sia la madre entravano nel vicino monastero di Bethlehem. Desideroso di servire il Signore in solitudine, chiese all’abate Siardo di potersi rifugiare in qualche luogo appartato, per cui venne inviato a Bakkeveen, dove prese a condurre una vita di rigida disciplina, abbandonandosi a lunghe veglie e ad estenuanti digiuni e mortificando il suo corpo con dolorosi supplizi. La fama di santità, che si era andata via via acquistando, richiamò su di lui l’attenzione di molti infermi, che andavano a visitarlo fiduciosi di essere risanati, verificandosi in molti casi miracolose guarigioni. Sulla fine del 1225 o al principio dell’anno successivo ottenne di trasferirsi nel romitaggio di Haske, ma anche lì venne raggiunto da quanti speravano di ottenere dal Signore, per suo tramite, la grazia di guarire dai loro mali.


DONINO, Santo


A Salonicco in Macedonia, ora in Grecia, san Donnino, martire


JOAQUIM DE FIORE, Beato


Gioacchino da Fiore nacque a Célico (Cosenza) intorno al 1130, da un'umile famiglia d'agricoltori o, secondo altri, da un notaio. Dopo aver visitato la Palestina, si fece frate cistercense e in seguito fu nominato abate. Tra i vari monasteri di cui fu ospite si ricorda l'abbazia di Casamari. In seguito ad una crisi spirituale, abbandonò l'ordine e dopo un periodo di eremitaggio fondò la congregazione florense, che prende titolo dal monastero di san Giovanni in Fiore, sulla Sila, dove ebbe sede, e che nel 1570 confluì nell'ordine dei cistercensi. Gioacchino morì intorno al 1202, secondo alcuni a Pietralta o Petrafitta, secondo altri a Corazzo o S. Martino di Canale o S. Giovanni in Fiore. La sua morte avvenne quando san Francesco, nella malattia della prigionia a Perugia, concepiva i primi germi della conversione tutta basata sul principio di povertà. A Gioacchino è attribuita la predizione degli ordini francescano e domenicano, nonché dei colori dei relativi abiti. Nell'ordine francescano si videro praticamente realizzate le aspettative di Gioacchino; e i francescani rigorosi (veri e propri gioachimiti) si dissero "spirituali" con tipico termine gioachimita dedotto dalla profezia relativa alla Terza Età, da lui detta "dello Spirito Santo", un'Età di rigenerazione della Chiesa e della società, col ritorno alla primigenia povertà e umiltà

JOÃO GBEC'I, Santo


Soprannominato gbec’i ,cioè “abitante del pozzo”. Sarebbe figlio di una vedova ricca e pia, nato a Cesarea Marittima. Durante le persecuzione contro i cristiani viveva nascosto con la madre e la sorella. Un giorno si imbatté in un vecchio che gli consigliò di fuggire le tentazioni del mondo ritirandosi nel deserto. Giovanni , col permesso della madre, seguì il consiglio e ,a 15 anni, lasciò la Palestina e si recò in Egitto dove incontrò un eremita, Parmuteo, di cui divenne discepolo Avendo trovato nel deserto un pozzo asciutto vi si calò dentro e visse lì per dieci anni. Un eremita di nome Criso venne a visitarlo e Giovanni lo accolse narrandogli la sua vita. Morì a 25 anni e fu sepolto da Criso nel pozzo stesso. 
E’ ricordato il 30 marzo


GREGÓRIO ASCISSO, Beato


ativo di Valenza (Spagna), il Beato Gregorio Ascissio, entrò nell’Ordine Mercedario nell’anno 1540. Fu celeberrimo dottore in medicina e conoscitore della Sacra Scrittura, praticò tutte le virtù umiliandosi come un peccatore e mortificandosi con estremo rigore. Allontanò le malattie sia dalle anime che dai corpi e restituì soprattutto la salute spirituale predicando instancabilmente. Nel 1600, sotto il generalato del Venerabile Pietro Sorell, morì santamente nel convento di Vera Cruz in Salamanca dove sono note le sue eroiche virtù e lì fu sepolt


JÚLIO ALVAREZ MENDONZA, Santo



Nato a Guadalajara, Jalisco il 20 dicembre 1866. Parroco di Mechoacanejo, Jalisco (Diocesi di Aguascalientes). In questo luogo trascorse tutta la vita sacerdotale. Parroco affettuoso, padre ed amico dei bambini. Povero che visse tra i poveri. Sacerdote semplice, insegnò alcuni piccoli lavori affinchè la gente potesse sopravvivere. Il 30 marzo 1927 fu posto su con cumulo di spazzatura per essere fucilato e disse dolcemente: "Sto per morire innocente. Non ho fatto nessun male. Il mio delitto è quello di essere ministro di Dio. Io vi perdono". Incrociò le braccia ed attese la scarica

LEONARDO  MURIALDO, Santo




eonardo Murialdo nacque il 26 ottobre 1828 nel cuore di Torino, in una famiglia benestante che contava ben nove figli. Orfano di padre a cinque anni, crebbe in un contesto familiare cristianamente impegnato, nonostante l’acceso anticlericalismo di quei tempi. La sofferenza per la mancanza del padre gli procurò una grande sensibilità che tramutò, una volta sacerdote, in paternità spirituale per i più giovani. Nadino, come veniva chiamato, ricevuta in casa una prima istruzione, entrò nel 1836 col fratello Ernesto nel Collegio degli Scolopi di Savona dove ricevette una formazione umana e religiosa che gli sarà fondamentale per tutta la vita. Sentì in quegli anni la chiamata al sacerdozio, contrastata però da una grave crisi personale. Tornato a Torino, nel 1845 si iscrisse alla facoltà teologica dell’Università come chierico esterno, secondo l’uso di quei tempi per gli appartenenti alle famiglie agiate. Persa la madre un anno prima di laurearsi, venne ordinato prete il 20 settembre 1851 nella chiesa della Visitazione

LUDOVICO (ARCÂNGELO) PALMENTIEIRI DE CASÓRIA, Santo



Arcangelo Palmentieri nacque a Casoria, in provincia di Napoli, l’11 marzo 1814, terzo dei cinque figli di Candida Zenga e Vincenzo Palmentieri, di professione vinaio. Vestì il saio dei Frati Minori Alcantarini il 17 giugno 1832, assumendo il nome di fra Ludovico. Dopo gli studi necessari come novizio presso Nola, fu ordinato sacerdote il 4 giugno 1837. Inizialmente, gli fu affidato l’insegnamento della d’insegnante di matematica e fisica nei seminari del suo Ordine. Nel contempo istituì una farmacia–infermeria per i frati malati e per i sacerdoti poveri del Terz’Ordine, alloggiandoli in un edificio a Scudillo di Capodimonte in Napoli, detto “La Palma”.
Tra il 1847 e il 1848, a seguito di una malattia e di un’intensa esperienza di grazia, che successivamente definì come “lavacro”, diede un nuovo corso alla propria vita. Rilanciò il Terz’Ordine di San Francesco e istituì una piccola infermeria per i confratelli e per i sacerdoti terziari poveri presso il convento napoletano di San Pietro ad Aram, poi ingrandita e trasferita presso Capodimonte


MARTINO DE SALVATIERRA, Beato



Maestro dei novizi del convento mercedario di Sant’Antolino in Valladolid (Spagna), il Beato Martino de Salvitierra, fu un insigne Maestro per la santità della sua vita il quale preannunziò la sua morte otto giorni prima e abbracciando la croce si addormentò nel Signore

RESTITUTA KAFKA, Beata



La sua è l’umile famiglia di un calzolaio con sette figli; lei è povera e perdipiù balbuziente. Anche un po’ testarda, a giudicare almeno dal carattere forte e dal suo modo di fare, sbrigativo e risoluto, che l’accompagnerà per tutta la vita. A 15 anni vorrebbe continuare a studiare, ma la mandano a far la cameriera; a 18 vorrebbe farsi suora, ma i suoi sono decisamente contrari. Si rassegna così ad aspettare i 20 anni e, quando li raggiunge, scappa di casa per andare in convento. Le Suore Francescane della Carità Cristiana di Vienna le danno il nome di Suor Restituta e la mandano a fare l’infermiera: è sempre stato quello il suo desiderio più grande, perché le piace servire Gesù nei malati. Come infermiera ci sa davvero fare: medici e colleghi l’apprezzano e la stimano sia come infermiera di sala operatoria che come anestesista. Qui e là continua a far capolino quel suo carattere cordiale ma deciso, tanto che suor Restituta viene presto ribattezzata “suor Resoluta” 


VERONO DE LEMBEEK e VERONA, sua sogra, Santos

Verono sarebbe vissuto nel sec. IX, ma la prima testimonianza della sua esistenza ci è giunta due secoli dopo per opera del monaco Olberto (m. 1048), abate di Gembloux, famoso fondatore, scrittore e bibliotecario. Ca. il 1020 egli redasse una "Historia inventionis et miraculorum S. Veroni». Vi apprendiamo che nel 1004 il curato di Lembeek, villaggio situato vicino ad Had nel Brabante, ebbe parecchi avvertimenti in sogno dallo stesso s. Verono di non lasciare più oltre dimenticata la sua tomba, di cui gli rivelò il luogo preciso. Alcuni scavi condotti portarono alla luce il corpo ed anche una piastrina con il nome del santo e la data della sua morte, il 15 delle calende di febbraio (= 18 gennaio). Le reliquie, piamente raccolte, attirarono numerosi pellegrini e le guarigioni miracolose non cessarono più. Per maggiore sicurezza le reliquie furono trasportate nel 1012 presso le canonichesse di S. Waudru a Mons. In seguito la maggior parte di esse fu portata a Lembeek


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miscelania 003


Os meus cumprimentos e agradecimentos pela atenção que me dispensarem.

Textos recolhidos

In

MARTIROLÓGIO ROMANO
Ed. Conferência Episcopal Portuguesa - MMXIII

e

sites: Wikipédia.org; Santiebeati.it; es.catholic.net/santoral, e outros










Blogue: SÃO PAULO (e Vidas de Santos) -  http://confernciavicentinadesopaulo.blogspot.com

terça-feira, 29 de março de 2016

Nº 2706 - (89 - 2016) - SANTOS DE CADA DIA - 29 DE MARÇO DE 2016 - OITAVO ANO






Caros Amigos:


Desejo a todos os meus leitores

UM BOM ANO DE 2016

Nº 2706 -  (89-2016) 

29 DE MARÇO DE 2016

SANTOS DE CADA DIA

8º   A N O



 miscelania 008

LOUVADO SEJA NOSSO SENHOR JESUS CRISTO

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Comemorar e lembrar os
Santos de Cada Dia
é dever de todo o católico,
assim como procurar seguir os seus exemplos
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EUSTÁSIO, Santo

Em Nápoles, na Campânia, Itália, a comemoração de Santo EUSTÁSIO bispo. (séc. III)




MARCOS, Santo



Comemoração de São MARCOS bispo de Aretusa, na Síria, que durante a controvérsia ariana seguiu fidelissimamente a recta fé e no tempo do imperador Juliano o Apóstata foi fortemente perseguido. São GREGÓRIO DE NAZIANZO louva-o como homem insigne e ancião santíssimo. (3564)



ARMOGASTO, ARQUIMINO e SATURNINO, Santos

Comemoração dos santos ARMOGASTO, ARQUIMINO e SATURNINO mártires que na África Setentrional durante a perseguição dos Vândalos no tempo do rei ariano Genserico, sofreram terríveis suplícios e infâmias pela confissão da verdadeira fé. (462)
BERTOLDO, Santo


No monte Carmelo, na Palestina o Beato BERTOLDO soldado que foi admitido entre os irmãos que neste monte tinham abraçado a vida monástica e, mais tarde, eleito prior, encomendou esta piedosa comunidade à Mãe de Deus. (1188)

GUILHERME TEMPIER, Santo



Em Poitiers, na Aquitânia, França, São GUILHERME TEMPIER bispo que, com prudência e firmeza, defendeu contra os nobres a Igreja que lhe foi confiada e corrigiu os costumes do povo, dando ele próprio o exemplo irrepreensível da sua vida. (1197)

LUDOLFO, Santo


Em Wismar, no Holstein, Alemanha São LUDOLFO bispo de Ratzeburg e mártir, que, por defender a liberdade da Igreja foi encerrado num miserável cárcere por ordem do do duque Alberto e de tal modo se enfraqueceu o seu corpo que, mal foi liberto das cadeias, partiu deste mundo. (1250)

JOÃO HAMBLEY, Beato



Em Salisbury, Inglaterra a comemoração do Beato JOÃO HAMBLEY presbitero e mártir que, no reinado de Isabel I em ódio ao sacerdócio, em dia desconhecido deste mês (Março) próximo da Pàscoa do Senhor, no suplício da forca se configurou à paixão de Cristo. (1587)



... E AINDA  ...


INÊS DE CHATILLON, Beata

Monaca cistercense del monastero di Beaupré attorno al 1600. La sua giornata fu tutta intesa alla meditazione della Passione e ispirata a un ideale di suprema perfezione; ogni sua parola fu volta alla gloria di Dio. Andava spesso in estasi, specie dopo la Comunione. Dopo la sua morte si ebbero rilevanti prodigi.
Nei martirologi cistercensi, in quello di Bucelino, e nell'Auctarium ad Molanum di A. Du Raisse (che contiene un breve estratto dagli atti mss. di Beaupré) è ricordata ii 28 marzo. Nell'Ordine Benedettino la memoria è al 29 marzo


EMANUEL DE ALBUQUERQUE, Beato



Cavaliere laico dell’Ordine Mercedario, il Beato Emanuele de Alburquerque, era nato da una delle più illustri e anziane famiglie del Portogallo. Entrato nell’Ordine si distinse per la carità insigne e le virtù della vita e onorevolmente accettò la nomina di redentore. Navigando verso l’Africa, nell’anno 1289, in missione di redenzione, venne sorpreso da una grande tempesta con la quale il naufragio sarebbe stato inevitabile, quando vide nel cielo Santa Maria de Cervellon, che sempre egli invocava, la quale comandò ai venti e al mare e subito questi si placarono. Arrivato poi tranquillamente in Marocco, liberò 126 schiavi dalla crudele oppressione dei mussulmani. Pieno di santi meriti morì nella pace del Signore in Spagna sotto il generalato di San Pietro de Amer

GLADYS (Gwladys), Santa


La vita di questa regina gallese degli inizi del VI sec., ci è nota attraverso quella di suo marito, s. Gwynllyw scritta ca. nel 1130 e una Vita dell'XI ic. del suo grande figlio s. Cadoc.
Gwlady era la maggiore delle ventiquattro figlie di s. Brychan di Brecknock e fu data in sposa (secondo la Vita Gunlei) al regulus del Galles sud-orientale di nome Gwynllyw: secondo la Vita Cadoci ella fu rapita da questi, aiutato nell'impresa da re Arthur.
Sempre la Vita Cadoci, in contrasto con la Vita Gunlei, descrive i primi anni del matrimonio di Gwlady come ben lungi dall'essere esemplari; tuttavia sembra che il figlio Cadoc li persuadesse ad emendarsi. Gwynllyw si ritirò nel luogo che si chiama oggi Stow Hill (Newport) dove esiste un'antica chiesa dedicata a s. Wooloo, mentre Gwlady scelse un luogo non molto lontano sulle sponde del fiume Ebbw.
Sebbene entrambi conducessero vita di penitenza, Cadoc li costrinse a separarsi piú completamente, cosí Gwlady si diresse verso una "solitudine montana" a Pencarnau nel Bassaleg dove costruì una chiesa in onore della Vergine.
La festa di Gwlady e di suo marito è fissata al 29 marzo ed i loro nomi sono ricordati in varie chiese e pozzi nel Galles meridionale; in particolare quello di Gwlady in un pozzo a Tredegar Park e in una chiesa nella diocesi di Llandaff (prima del 1146)


GWYNLLYW (Gundleius), Santo


Essendo un santo gallese, i nomi che ricorrono in questa nota biografica, sono di conseguenza poco pronunciabili da noi latini.
S. Gwynllyw (in latino Gundleius, Guleius), visse nel secolo VI ed appartenne ad una famiglia di santi reali; era fratello di s. Petroc abate (4 giugno) e marito di santa Gladys (Gwladys) regina (29 marzo).
Gwynllyw era il primogenito del re (regulus) Glywys di Demezia, oggi Nonmouthshire, nel Galles sud-orientale, a cui succedette.
La sua vita ci è nota attraverso due fonti, una vita di s. Cadoc abate, suo figlio (21 settembre) e una non tanto attendibile vita di s. Gunlei, scritte rispettivamente nell’XI e XII secolo.
Sposò la maggiore delle 24 figlie di s. Brychan di Brecknock, Gladys, da cui ebbe una numerosa prole tra cui il già citato s. Cadoc e i santi Clammarch e Cynfyw.
Non ci addentriamo con questa scheda a cercare di capire, perché i Calendari gallesi, scozzesi, irlandesi, ecc, celebrano come santi, buona parte dei componenti delle famiglie reali dell’epoca, ascendenti e discendenti; ad ogni modo alcuni di essi, segnalati in questa scheda, sono riportati anche dall’attuale ‘Martirologio Romano’.
Gwynllyw, in gallese anche Winleus o Wooloo, fu un governante giusto, pacifico, gentile, secondo la ‘Vita Gunlei’; mentre secondo la ‘Vita di Cadoc’, egli fu un brigante e dissoluto.
Ad ogni modo, nella tarda vecchiaia fu convertito dal figlio Cadoc; da quel momento in poi la sua vita cambiò, e d’accordo con la sua santa moglie, presero a vivere una vita di austerità.
Gwynllyw abdicò al regno e si ritirò in un vecchio campo sulla Stow Hill (Newport), probabilmente su una collina del luogo; la moglie Gladys scelse un luogo non molto lontano sulle sponde del fiume Ebbw.
Sebbene ormai vivessero una vita di penitenza, il figlio s. Cadoc li convinse a distaccarsi più completamente, allora Gwynllyw si trasferì verso un eremitaggio montano a Pencarnau nel Bassaleg, dove costruì una chiesa in onore della Vergine.
E in questo luogo fu sepolto insieme alla moglie, dopo la loro morte e avendo ricevuto gli ultimi sacramenti da suo figlio Cadoc.
Varie cappelle furono erette in onore dei due santi coniugi eremiti, oggi distrutte; una statua raffigura il re nella torre di S. Wooloo nel Carmarthenshire.
I loro nomi sono ricordati in varie chiese e pozzi nel Galles meridionale. Il nome di s. Gwynllyw è invocato in due litanie medioevali e la sua festa celebrativa insieme alla moglie s. Gladys, è al 29 marzo.

PASTOR, VITORINO e companheiros, Santos

Il 29 marzo il Martiro­logio Geronimiano annuncia un lungo elenco di martiri, in capo al quale pone Pastore e Vittorino, che situa a Nicomedia. Come fa notare H. Delehaye, Pastore è un nudum nomen che si ritrova ancora l'indo­mani, 30 marzo, nella stessa fonte, in Aurelianis civitate, ma che nessun altro documento permette di riconoscere esattamente.
Quanto a Vittorino lo ritroviamo già menzionato al 6 marzo nello stesso Geronimiano in compagnia di Vittore e sempre al 6 marzo nel Martiro­logio Siriaco del sec. IV: « a Nicomedia Vittorino ». Di lui non si conosce niente altro. Usuardo, per primo in Occidente, nella seconda recensione del suo Martirologio inserì al 29 marzo: « Civitate Nicomediae, passio sanctorum Pastoris et Victo-rini », lasciando da parte i loro supposti compagni. C. Baronio nel Martirologio Romano riprese lo stesso annuncio aggiungendovi et sociorum.


SIMPLÍCIO e CONSTANTINO, Santos

Dopo il santo fondatore di Montecassino, il patriarca s. Benedetto, i primi suoi quattro successori abati benedettini del famoso monastero, sono tutti santi e sono nell’ordine: Costantino, Simplicio, Vitale e Bonito. 
Di Simplicio possiamo dire poco come del resto degli altri, non ci è pervenuto quasi nessun documento che ne racconti la vita. 
Egli viene comunque menzionato insieme a Costantino nei secoli successivi, sia per il culto tributato ad ambedue il 29 marzo dai benedettini di Montecassino, sia perché le loro reliquie sono depositate insieme. 
Infatti esse furono rinvenute nell’area del presbiterio della basilica cassinese verso il 1625-28 e trasportate nella vecchia cappella di s. Bertario e poi nel 1710 sempre insieme a quelle di s. Costantino furono traslate nella cappella di s. Gregorio Magno. 
Durante il disastroso bombardamento del 1944 esse ne uscirono indenni e di nuovo sistemate nella ricostruita cappella sotto l’altare, che come tutta la chiesa fu consacrato nella solenne dedicazione fatta da Paolo VI il 24 ottobre 1964. 
Simplicio viene ricordato nella ‘Vita Mauri’ del sec. IX come uno dei monaci che Benedetto dà come compagni a s. Mauro nel suo viaggio in Francia; inoltre lo storico Pietro Diacono afferma che diede a leggere a tutti i monaci la Regola del grande fondatore s. Benedetto, scrivendo su ciò alcuni versi pervenuti fino a noi con interpretazioni diverse. 
Egli è stato raffigurato in un quadro di De Mura posto nella cappella sopra citata, proprio nell’atto di presentare la Regola agli Ordini monastici e cavallereschi. S. Simplicio e s. Costantino abati furono venerati subito dopo la loro morte per essere stati discepoli e primi successori del santo patriarca e la loro prima sepoltura fu proprio accanto alla sua. 
Mancando o perlomeno non si conoscono Uffizi o Messe proprie, il loro ricordo è fissato al 29 marzo in relazione all’invenzione delle reliquie.
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miscelania 003


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segunda-feira, 28 de março de 2016

Nº 2705 - (88 - 2016) - SANTOS DE CADA DIA - 28 DE MARÇO DE 2016 - OITAVO ANO





Caros Amigos:


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UM BOM ANO DE 2016

Nº 2705 -  (88-2016) 

28 DE MARÇO DE 2016

SANTOS DE CADA DIA

8º   A N O



 miscelania 008

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CASTOR, Santo

Em Tarso, Cilícia, hoje Turquia São CASTOR mártir. (data incerta)



PRISCO, MALCO e ALEXANDRE, Santos



Comemoração dos santos mártires PRISCO, MALCO e ALEXANDRE que, durante a perseguição de Valeriano habitavam numa pequena quinta dos arredores de Cesareia da Palestina; sabendo que nessa cidade se ofereciam celestes coroas de martírio, inflamados pelo ardor divino da fé, apresentaram-se espontâneamente ao juiz e, tendo-o censurado pela crueldade com que derramava o sangue dos fiéis , foram por ele imediatamente lançados às feras para serem devorados, em ódio ao nome de Cristo. (260)



CIRILO, Santo

Em Heliopólis, na Fenícia, hoje no Líbano, São CIRILO diácono e mártir que foi cruelmente assassinado no tempo do imperador Juliano Apóstata. (362)

PROTÉRIO, Santo



Em Alexandria, no Egipto, São PROTÉRIO bispo que, após um tumultuoso motim popular, na Quinta-feira Santa da Ceia do senhor, foi ferozmente assassinado pelos monofisitas, sequazes do seu predecessor Dióscoro. (454)

GONTRÃO ou GUNTRANO, Santo



Em Chalon-sur-Saône na Borgonha, França, o sepultamento de São GONTRÃO ou GUNTRANO rei dos Francos que distribuiu os tesouros da sua riqueza em favor das igrejas e dos pobres. (593)

HILARIÃO, Santo


Junto ao monte Olimpo, na Bitínia, hoje Turquia, Santo HILARIÃO hegúmeno do mosteiro de Pelecete, que defendeu vigorosamente o culto das sagradas imagens. (séc. VIII)

ESTÊVÃO HARDING, Santo


Em Cister, Borgonha, França, Santo ESTÊVÃO HARDING abade que veio de Molesme com outros monges para este célebre cenóbio, instituiu os irmãos conversos, recebeu o egrégio BERNARDO com 30 companheiros e fundou doze mosteiros, que associou com o vínculo da Carta da Caridade, para que não houvesse entre os monges discórdia alguma, mas vivessem na harmonia da mesma caridade, da mesma regra e de costumes semelhantes. (1134)



CONO. Santo


Em Naso, na Sicília, Itália, São CONO monge sob a observância dos Padres orientais que, ao regressar da peregrinação aos Lugares Santos, sabendo que seus pais tinham falecido, distribuiu pelos pobres toda a fortuna familiar e abraçou a vida eremítica. (1236)




ANTÓNIO PATRÍZZI, Beato


Em Monticiano perto de Sena, na Etrúria, Itália o Beato ANTÓNIO PATRÍZZI presbitero da Ordem dos Eremitas de Santo Agostinho ilustre pelo seu exímio amor aos irmãos e ao próximo. (1311)




JOANA MARIA DE MAILLÉ, Beata

Em Tours, França, a Beata JOANA MARIA DE MAILLÉ que, depois da morte do esposo na guerra, reduzida à miséria e expulsa de sua casa pelos parentes e abandonada por todos, viveu reclusa numa cela junto ao convento dos Menores, mendigando o pão, mas totalmente confiada em Deus. (14141)



CRISTÓVÃO WHARTON, Beato

Em York, Inglaterra, o beato CRISTÓVÃO WHARTON presbitero e mártir que no reinado de Isabel I foi condenado ao suplício da forca em ódio ao sacerdócio. (1600)



RENATA MARIA FEILLATREAU, Beata

Em Angers, França, a Beata RENATA MARIA FEILLATREAU mártir, mulher casada que, durante a Revolução Francesa foi decapitada por permanecer fiel à Igreja Católica. (1794)



JOSÉ SEBASTIÃO PELCZAR, Santo



Em Przemysl, na Polónia, São JOSÉ SEBASTIÃO PELCZAR bispo fundador da Congregação das Escravas do Sagrado Coração de Jesus e mestre insigne da vida espiritual. (1924)


... E AINDA  ...


MADONA DELL'ARCO


Fra i tanti Santuari che costellano il territorio italiano, dedicati alla Madonna e fra i tanti titoli che le sono stati attribuiti nei secoli, ve n’è uno che la venera sotto il titolo di Madonna dell’Arco. 
Il Santuario omonimo e il culto popolare tributatole fa parte dei tre maggiori poli della devozione mariana in Campania: Madonna del Rosario di Pompei, Madonna di Montevergine e Madonna dell’Arco. 
L’inizio del culto è legato ad un episodio avvenuto verso la metà del XV secolo; era un lunedì di Pasqua, il giorno della cosiddetta ‘Pasquetta’, cioè la famosa gita fuori porta di una volta e nei pressi di Pomigliano d’Arco, alcuni giovani stavano giocando in un campetto a “palla a maglio”, oggi diremmo a bocce; ai margini del campetto sorgeva un’edicola sulla quale era dipinta una immagine della Madonna con il Bambino Gesù, ma più propriamente era dipinta sotto un arco di acquedotto; da questi archi vengono i nomi di Madonna dell’Arco e Pomigliano d’Arco. 
Nello svolgersi del gioco, la palla finiva contro un vecchio tiglio, i cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato, il giocatore che aveva sbagliato il colpo, in pratica perse la gara; al colmo dell’ira il giovane riprese la palla e bestemmiando la scagliava violentemente contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a sanguinare. 
La notizia del miracolo si diffuse nella zona, arrivando fino al conte di Sarno, un nobile del luogo, con il compito di ‘giustiziere’; dietro il furore del popolo, il conte imbastì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all’impiccagione. 
La sentenza fu subito eseguita e il giovane venne impiccato al tiglio vicino all’edicola, che però due ore dopo ancora con il corpo penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita. 
Questo episodio miracoloso suscitò il culto alla Madonna dell’Arco, che si sparse subito in tutta l’Italia Meridionale; folle di fedeli accorsero verso il luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire con le offerte dei fedeli, una cappella per proteggere la sacra immagine dalle intemperie. 
Un secolo dopo il 2 aprile 1589, avvenne un secondo episodio prodigioso, era anche questa volta un lunedì dopo Pasqua, ormai consacrato alla festa della Madonna dell’Arco e una donna certa Aurelia Del Prete, che dalla vicina S. Anastasia, oggi Comune a cui appartiene la zona di Madonna dell’Arco, si stava recando alla cappella per ringraziare la Madonna, sciogliendo così un voto fatto dal marito, guarito da una grave malattia agli occhi. 
Mentre avanzava lentamente nella folla dei fedeli, le scappò di mano un porcellino che aveva acquistato alla fiera, nel cercare di prenderlo, sfuggente fra le gambe della gente, ebbe una reazione inconsulta, giunta davanti alla chiesetta, gettò a terra l’ex voto del marito, lo calpestò maledicendo la sacra immagine, chi l’aveva dipinta e chi la venerava. 
La folla inorridì, il marito cercò invano di fermarla, minacciandole la caduta dei piedi, con i quali aveva profanato il voto alla Madonna; le sue parole furono profetiche, la sventurata cominciò ad avere dolori atroci ai piedi che si gonfiavano e annerivano a vista d’occhio. 
Nella notte tra il 20 e 21 aprile 1590, notte di venerdì santo, ‘senza più dolore e senza una goccia di sangue’ si staccò di netto un piede e durante il giorno anche l’altro. I piedi furono esposti in una gabbietta di ferro e ancora oggi sono visibili nel Santuario, perché la grande risonanza dell’avvenimento, fece affluire una grande folla di pellegrini, devoti, curiosi, che volevano vederli; con loro arrivarono le offerte, si rese necessario costruire una grande chiesa, di cui fu nominato rettore s. Giovanni Leonardi da parte del papa Clemente VIII. 
Il 1° maggio 1593 fu posta la prima pietra dell’attuale Santuario e già dall’anno seguente subentrarono a gestirlo e lo sono tuttora, i padri Domenicani. Il tempio sorse tutto intorno alla cappellina della Madonna, la quale fu anch’essa restaurata ed abbellita con marmi, nel 1621; l’immagine dopo questi lavori, fu in parte coperta da un marmo, per cui per tutto questo tempo e rimasta visibile solo la parte superiore dell’affresco, il mezzo busto della Madonna e del Bambino; recentissimi lavori hanno riportato alla luce e alla venerazione dei fedeli l’intera immagine. 
Vari prodigi si sono ripetuti intorno alla sacra effige, che riprese a sanguinare nel 1638 per diversi giorni, nel 1675 la si vide circondata da stelle, fenomeno osservato anche dal papa Benedetto XIII.
Il Santuario raccoglie nelle sue sale e sulle pareti, migliaia di ex voto d’argento, ma soprattutto migliaia di tavolette votive dipinte, rappresentanti i miracoli ricevuti dagli offerenti, che costituiscono oltre la testimonianza della devozione, una interessantissima carrellata storica e di costume dei secoli trascorsi. 
Il culto della Madonna dell’Arco è sostenuto da antica devozione popolare, propagata da Associazioni laicali, sparse in tutta la zona campana, ma soprattutto napoletana, i suoi componenti si chiamano ‘battenti’ o ‘fujenti’ cioè coloro che fuggono, corrono; le Compagnie di questi devoti sono dette ‘paranze’ e hanno un’organizzazione con sedi, presidenti, tesorieri, portabandiera e soci. 
Hanno bandiere, labari, vestono di bianco, uomini, donne e bambini, con una fascia rossa e blu a tracolla, che li caratterizza. Organizzano pellegrinaggi, di solito il lunedì dell’Angelo, che partendo dai vari luoghi dove hanno sede, portano dei simulacri a spalla abbastanza grandi da impiegare trenta, quaranta uomini e sempre tutti a piedi e a volta di corsa, percorrono molti km per convergere al Santuario, molti sono a piedi nudi; lungo la strada si raccolgono offerte per il Santuario, cosa che fanno già da un paio di mesi prima, girando a gruppi con bandiere, banda musicale e vestiti devozionali per i rioni, quartieri e strade di città e paesi. 
Ma se il Santuario con l’annesso grandioso convento dei Domenicani è il centro del culto, in molte strade ed angoli di Napoli e dei paesi campani, sono sorte cappelline, edicole, chiese dedicate alla Madonna dell’Arco, che ognuno si fa carico di custodire, accudire e abbellire, così da continuare la devozione tutto l’anno e vicino alla propria casa.

VENTURINO DE BERGAMO, Beato



Nacque in Bergamo il 9 aprile 1304: erroneamente si credeva appartenesse alla famiglia Cerasoli; invece discendeva da quella degli Artifoni di Almeno (lo chiamavano anche Venturinus de Lemen): suo padre era il celebre maestro Lorenzo de Apibus (con questo cognome aveva sostituito quello degli Artifoni), doctor in grammaticalibus et logicalibus e precettore dei nipoti del cardinal Longo (sepolto in S. Maria Maggiore) alla Curia Romana di Avignone; la madre fu Caracosa, non altrimenti nota, ma considerata fra le più illustri e stimate gentildonne della città. Ebbe fratelli: Pierina, Caterina e Jacopo-Domenico detto poi Magister Crottus e famoso anche per l'amicizia col Petrarca, al quale prestò un'opera di Cicerone.
A quattordici anni Venturino si fece domenicano nel Convento di S. Stefano in Bergamo; ma terminò gli studi a Genova, vi fu ordinato sacerdote e fu eletto maestro dei novizi. Si iscrisse, poi, alla Società dei frati peregrinanti, istituita dall'Ordine domenicano per le missioni di Oriente. Arrivato a Venezia per imbarcarsi fu, invece, mandato nel convento di Chioggia, poi in quelli di Vicenza, e di Bologna, già imponendosi quale eccellente oratore, costretto non raramente a predicare all'aperto per l'angustia delle chiese in rapporto allo straripante uditorio.




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Os meus cumprimentos e agradecimentos pela atenção que me dispensarem.

Textos recolhidos

In

MARTIROLÓGIO ROMANO
Ed. Conferência Episcopal Portuguesa - MMXIII

e

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